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2015

VIAGGIO IN BIELORUSSIA, VIAGGIO DELL’ANIMA

 

26 SETTEMBRE 2015

Partiamo per la Bielorussia o Russia Bianca; pochi dicono “vado in Bielorussia”, un paese al di fuori delle tipiche mete turistiche, rimasto chiuso in se stesso e diventato famoso nel 1986 con la catastrofe di Cernobyl in Ucraina. Parte del suo territorio confina con Cernobyl e ne subisce gli effetti che ancora oggi pesano sulla popolazione e soprattutto sui bambini.

Partiamo con le nostre valige troppo pesanti (abbiamo anche un problema al ceck-in ma che prontamente risolviamo), cariche di ricordi, di emozioni e di amore, e con la sensazione che è sempre poco quello che riusciamo a portare.

Siamo 11 viaggiatori, la nostra guida è Renato, è la 15° volta che va in Bielorussia, qualcuno gli ha anche chiesto perché va sempre in Bielorussia. Alcuni di noi sono già stati e per qualcuno è la prima volta, ma il cuore batte a mille per tutti.

Arriviamo a Minsk e prendiamo il pulmino che ci porterà a Gomel. Ormai è sera, sta diventando buio e non si vede più niente. La strada è un lungo rettilineo, intorno a noi è tutto buio, si vedono ogni tanto le luci di qualche stazione di servizio, a tratti piove ed incontriamo anche dei banchi di nebbia.

 

27 SETTEMBRE 2015

 

Siamo a Gomel, la 2^ città più importante della nazione. In albergo ci fa visita Piotr, uno dei bimbi ospitati da Renato qualche anno fa, ormai adulto che passerà la giornata con noi.

La città è molto grande con ampi palazzi, immense strade e piazze. Visitiamo il parco principale della città, rivestito dai colori autunnali, i suoi viali sono molto puliti e le aiuole molto curate, ci sono anche le casette per gli scoiattoli, ne vediamo uno che scappa subito via. All’interno del parco c’e’ la Chiesa ortodossa di St. John Battista, entriamo a visitarla, coprendoci la testa con sciarpe o foulard come vogliono le regole della religione; restiamo abbagliati dalla bellezza dell’iconostasi dai contorni dorati. Vicino alla chiesa c’e’ la cappella-tomba Paskevich, con decorazioni molto belle in ceramica e le guglie ricoperte dai tipici “cipollotti dorati” in classico stile russo. Fuori una vecchietta raccoglie offerte per la chiesa con cinque cassettine diverse. Ci accompagna una piccola pioggerellina.

Lasciamo la città e partiamo per Stolburn, il primo dei tre villaggi che visiteremo. La strada è un lungo rettilineo, con molti avvallamenti che ci fanno sobbalzare sui sedili, non c’e’ traffico, incrociamo qualche macchina ogni tanto. Attraversiamo boschi di querce, faggi e betulle, campi coltivati a cereali. La pianura è infinita, nei boschi s’intravedono i famosi cartelli di pericolo:

“zona radioattiva vietato raccogliere funghi e bacche”, ma si vedono molte persone a bordo strada che ne raccolgono, soprattutto porcini. Cominciamo a intravedere qualche casetta tipica di legno colorata con decorazioni sopra alle finestre che sembrano dei ricami fatti a mano, con la recinzione creata come ornamento alla casa ed i colori in sintonia che sembrano disegnati da uno stilista.

Arriviamo al villaggio, si vede qualche gallina razzolare a bordo strada, la scuola è in ristrutturazione così ci ospitano nella casa della cultura. Leonid il preside ci riceve con un abbraccio forte a Renato, sembrano due fratelli che si rivedono dopo un anno di lontananza. L’emozione in noi comincia a farsi strada. Entriamo e vediamo i bambini che ci aspettano, silenziosi e composti, ci salutano e ci baciano. Rivederli nel paese dove vivono, è una gioia immensa che suscita una forte commozione.

 

Leonid ci invita nel suo studio, dove con Renato sbriga le pratiche burocratiche . Renato chiede al preside se i bimbi sono contenti della nostra ospitalita’ o incontrano problemi con le famiglie, e se ci sono di farcelo sapere in modo da poterli risolvere al meglio , ma Leonid dice che va tutto bene. Inoltre gli chiede di informare i bambini che noi siamo volontari , li ospitiamo perché vogliamo loro bene e vogliamo aiutarli , e non siamo pagati da nessuno , ogni volontario ci mette del suo . Purtroppo alcuni bambini che vengono in Italia pensano che noi siamo pagati dallo stato per ospitarli . Noi facciamo tutto solo con il cuore.

Infine  dona il nostro contributo alla scuola. Leonid non finisce mai di ringraziarci per quello che stiamo facendo.  Ci spiega che qualcosa da loro sta migliorando, che il primo strato di terra non è più contaminato e le colture sono più sicure (?).

Ci ritroviamo con i bambini e le loro mamme, nonostante sia domenica i papà non ci sono, in questi villaggi la maggior parte dei papà non partecipa alla vita dei figli, sono poco o per niente presenti. Distribuiamo i regali delle famiglie ai bimbi, e loro sono felicissimi, le bambine corrono subito ad aprirli e provano i vestiti.

Ci hanno preparato una tavolata carica di leccornie di ogni tipo, i loro piatti tipici, “drainiki, blini’”, e tartine, patate cucinate in vari modi, frutta ecc., vino acqua e soprattutto vodka. Leonid passa varie volte a versarla e non sai mai se è meglio tenere il bicchiere vuoto o pieno, tanto lui in ogni caso la versa lo stesso. I bimbi qui sono tranquilli, probabilmente la presenza del preside li frena un po’.

Noi non ci stanchiamo di ringraziare le mamme per tutto quello che ci hanno preparato, per il tempo e denaro che tutto questo è costato.

Brindiamo anche a Eugenio che festeggia oggi il compleanno, Denise gli porta un dolcetto con una candelina accesa e lui si emoziona.

Alberto conquista con la sua simpatia una mamma che con le guanciotte belle rosse continua a versargli “schampagna”.

Poi arrivano anche due bimbi ospitati qualche anno fa , Sitora e Alexander, per la gioia di Romana, Martina e Valentina e qualcuna sente le farfalle nello stomaco.

Dopo pranzo Leonid ci porta a visitare la scuola in ristrutturazione, avrebbero dovuto inaugurarla a settembre ma i lavori sono in ritardo, sarà pronta per l’anno prossimo. E’ una scuola enorme che potrà ospitare 400 bambini, nel villaggio ci sono solo 80/85 bambini più 50/60 che arriveranno da Pereliovka.

Facciano un giro per il villaggio, le strade sono grandi e deserte, non passano automobili, anche perché non tutte le famiglie ne possiedono, ci sono due negozi che vendono di tutto. Non vediamo bar o ristoranti.

Si vedono ogni tanto coltivazioni di zucche che colorano il paesaggio, case vecchie un po’ trasandate con il bagno all’esterno, e case nuove in legno o muratura.

Incontriamo una nonnina con il caratteristico foulard in testa molto colorato con i fiori stampati, ci guarda in modo curioso, ma poi la salutiamo e ci chiede se siamo “Italiansky”; alla ns. affermazione comincia a parlare e ci dice che è nonna di Alina, se la conosciamo e ci ringrazia tanto per quello che facciamo per loro. Continua a parlare, anche se gli diciamo che non capiamo. Facciamo una foto insieme e ci stringe forte forte, facciamo fatica a lasciarla, non vorrebbe mandarci via, chissà cosa ci vuole raccontare .

Ha appena piovuto ,le strade sono piene di pozzanghere che sembrano dei piccoli laghetti.

Qui il tempo si è fermato, o va a rilento, tutto sembra come da noi tanti anni fa.

E’ ora di partire, le bambine si mettono in posa per le foto,forse non vogliono farsi dimenticare .Salutiamo e ringraziamo tutte le mamme, riabbracciamo i bambini, qualcuno tornerà da noi l’anno prossimo e qualcuno no e per questi l’abbraccio è ancora più immenso.

Leonid abbraccia Renato e ce ne andiamo con un po’ di tristezza.

Rientriamo a Gomel, siamo invitati a casa di Palina, una bimba ospitata l’anno scorso, che ha lasciato il villaggio per andare a vivere in città. Sua mamma ci preparerà un piccolo rinfresco.

Rivederla dopo un anno è una commozione immensa, si fa fatica a trattenere le lacrime, lei ci abbraccia e ci stringe, è una bimba molto espansiva e non si può non farsi travolgere da tutto questa sua vitalità. Abita in un grande palazzo alla periferia di Gomel, la città non le piace molto, lei stava bene nel villaggio dove vivevano con la nonna nella casetta di legno, dove correva per strada con gli amici, o in mezzo ai campi con i cani i gatti e le galline, per questo quando finisce la scuola passa tutta l’estate dalla nonna in campagna.

Sono le 18,00, sua mamma riempie la tavola di vivande, ancora tante come a pranzo, continua a cucinare per noi, polpette, drainiki, blini, ecc., uno più buono dell’altro e per finire una

superfetta megagalattica di torta con la panna; è il loro modo di dire “ti voglio bene” e noi lo apprezziamo enormemente. Diamo a Palina i regali che le abbiamo portato, e a ogni pacchetto esclama “ooohhhh” come quando era in Italia e vedeva cose nuove. Poi anche lei ci offre i suoi regali ed io faccio “ooohhh” e lei sorride contenta.

Dopo tanta accoglienza dobbiamo lasciare la casa, non è un addio perché ci rivedremo il giorno dopo a cena e questo ci riempie di gioia.

Ci riuniamo con il resto del gruppo al ristorante, qualcuno beve solo the o brodo, siamo stanchi ma felicissimi.

Renato chiede se siamo stati contenti, noi rispondiamo di sì e lui dice “adesso capite perché tutti gli anni ritorno in questo paese?”…….

 

28 SETTEMBRE  2015

 

Questa mattina ci raggiunge Cristina, una ragazza bielorussa ospitata qualche anno fa da Giorgio e Patrizia, che vive e lavora a Gomel, ci fara’ da interprete per tutta la giornata. So che ha  avuto una infanzia difficile ed il presente per lei non e’ facile, c’e’durezza nei suoi occhi ma il suo sorriso sa ancora di speranza, di orgoglio , di voglia di farcela nel suo paese problematico.

Partiamo per Pereliovka, ci fermiamo a Vietka dove dovremmo visitare un bellissimo museo delle icone, ma purtroppo è giorno di chiusura, qui vediamo un cartello stradale che da noi

non esiste  “divieto di accesso ai carretti trainati da cavalli”, molto pittoresco.

Proseguiamo sulla stessa strada diritta di ieri, ci fermiamo nel bosco, vediamo il cartello di divieto raccolta funghi e proprio vicino ci troviamo tre bellissimi porcini che purtroppo non possiamo raccogliere.

Arriviamo al villaggio, e’ molto suggestivo e vivace con le sue casette di legno . Qui i bambini ci corrono subito incontro fuori dalla scuola, ci abbracciano, ci baciano e ci accompagnano dalla direttrice, una persona con un sorriso molto aperto e cordiale

L’interno della scuola è dipinto di verde e turchese e si accorda bene con la vivacità degli alunni che corrono avanti e indietro felici. Anche l’esterno della scuola ha un ampio giardino con piccole casette-gioco e giochi di legno sempre dai colori molto vivaci.

Le mamme dei bimbi ci guardano un po’ incuriosite poi i bambini le presentano e si scioglie un po’ il ghiaccio.

Olia piange perché la famiglia che l’ha ospitata non c’e’, e le spieghiamo che non tutti possono esserci perché lavorano. Allora si preoccupa perche’ ha il regalo da consegnare a loro e si raccomanda tanto con me di farglielo avere.

Lilia mi fa vedere la sua aula, i suoi libri ed i suoi quaderni e mi dice che in quella classe sono in cinque, ed in un’altra c’e’ solo un bambino.

Renato consegna il ns. contributo alla direttrice che ci ringrazia tantissimo, poi ci spiega che per la contaminazione fanno dei corsi ai bambini per imparare cosa possono o no mangiare.

Poi ci dice che i funghi raccolti in certe zone non sono contaminati (?).

Doniamo i regali delle varie famiglie ai bambini e loro non  vedono l’ora di aprirli, forse non sono abituati ad avere tanti regali come i bimbi italiani ai compleanni o a Natale, quindi questo per loro è un momento di gioia immensa. Poi anche loro contraccambiano i regali e sono contenti di renderci felici.

Proseguiamo con la visita della scuola e nel frattempo i bimbi corrono a mangiare alla mensa, hanno piatti e scodelle ancora in alluminio.

E’ l’ora di pranzo anche per noi e ci invitano a fare un pic- nic, ci guardiamo un po’ perplessi, ci sono 8°, ma non possiamo dire di no. Questa volta ci sono due papà che caricano sulle loro macchine 7/8 bimbi e ci dicono di seguirli con il pulmino su una strada sterrata in mezzo al bosco. Il ns. autista non vuole andare, ha paura di rovinare il mezzo nuovo, ma poi una maestra della scuola con dolcezza, urlando lo convince.

Dopo circa venti minuti scendiamo dall’automezzo, percorriamo qualche metro a piedi e ci ritroviamo in un posto incantevole sulla riva di un fiume. L’aria sembra così pulita e tersa e

si fa fatica a pensare che il fiume, i boschi, la terra siano ancora contaminati e chissa’ per quanto tempo ancora.

I bimbi corrono a raccogliere i funghi e ne trovano parecchi. Qui vivono di ciò che coltivano, di ciò che allevano e di ciò che raccolgono e non hanno alternative.

 

Hanno preparato un berso’ con una tavola piena di pietanze, salumi, drainiki, blini, banane, mele, arance, ecc. e tanta vodka.

I papà preparano la grigliata con pollo e cipolla e salsicce di pollo, è tutto molto buono. Poi accendono lo stereo di una macchina e comincia a suonare una musica bielorussa e complice forse la vodka cominciamo a ballare coinvolgendo anche alcune mamme bielorusse, qualcuna si vergogna un po’ o ci ritiene troppo matte e non partecipa, infine facciamo anche un bel trenino e ci divertiamo un mondo, e ridiamo e balliamo e creiamo una perfetta empatia tra di noi.

Purtroppo èora di andare, alcuni bimbi ci hanno invitati a casa loro.

Noi andiamo da Lilia, ha una bellissima casetta blu e bianca, che per l’emozione del momento non pensiamo neanche a fotografare. Ci accoglie sua mamma, alcuni parenti e sua nonna simpaticissima, con un sorriso che dice tutto senza parole, senza bisogno di traduzione.

E’ pronta una piccola tavola ma con ancora tante vivande, fatte tutte con amore, la nonna ci spiega con orgoglio che le ha preparate con le sue patate, il suo latte, il suo burro, le sue uova, i suoi polli ed i suoi maiali. La vodka è sempre presente. Cristina ci aiuta con la traduzione, e’ molto brava.e ripete varie volte che questa e’ proprio una bella famiglia. Lilia ci  mostra la sua casa e sua nonna ci fa conoscere con fierezza la sua mucca, i suoi maiali, il suo cavallo e le sue galline. Vorremmo fare tante foto ma abbiamo paura di violare un momento cosi intimo, abbiamo paura di essere troppo turisti, in quella casa ci sentiamo solo ospiti amici.

Purtroppo il tempo scorre veloce, arriva il pulmino che ci porta via. Salutiamo tutti con le lacrime agli occhi, Lilia che non verrà più in Italia, sua mamma un po’ timida, e sua nonna che ci stringe e quasi ci soffoca, e le lacrime continuano a scorrere.

Ripartiamo per Gomel dove ci attendono Palina con i genitori, Yulia (ospitata qualche anno fa da Martina) con mamma e Misha un altro ragazzo ospitato da Renato. Riuscirà il nostro cuore a reggere ancora tutte quelle emozioni?

Pranziamo tutti insieme, assaggiamo la tipica zuppa bielorussa “Borsch” con patate e brodo di barbabietola. Si vorrebbe raccontare di piu’ , parlare di piu’ ma si fa fatica a capirsi e questo pesa molto. Finisce anche questa serata e dobbiamo salutare i ns. tre ospiti. Gli abbracci non finiscono più ,le lacrime scendono e si fa fatica a fermarle, gli occhi  si dicono tutto cio’ che non si puo’ esprimere a parole , il taxi ‘ parte con loro, e con loro se ne va un pezzo del ns. cuore.

Si va a dormire con l’immagine di questi bambini che rivedremo o non rincontreremo più, che continueremo a sentire o che perderemo per sempre, ma in ogni caso avranno lasciato in tutti noi qualcosa di indimenticabile e meraviglioso.

 

29 SETTEMBRE2015

 

Oggi prima di raggiungere il villaggio di Velike Niemki andiamo al mercato alimentare coperto di Gomel. Ci colpisce la quantità e la mole della carne esposta. Qui arrivano le bestie intere, la maggior parte maiali, e sono tagliati al momento con l’ascia dal macellaio, vicino ai banchi vendita, tutto a vista per la gioia od il ribrezzo dei consumatori. Solo pochi banchi hanno il vetro di protezione per la merce, la maggior parte è esposta sui banconi senza protezioni e passando puoi anche toccarla. Ci sono anche banchi con frutta e verdura con prezzi molto simili a quelli italiani, quindi ci rendiamo conto che merce preziosa possa essere la frutta per i bielorussi. Al piano superiore c’e’ una balconata da dove si può ammirare tutto il mercato, con immagini e colori molto suggestivi. All’esterno troviamo anche delle vecchiette che vendono chili e chili di funghi, questi ad un prezzo molto inferiore di quello italiano.

Arriviamo al nostro villaggio, ci accoglie Vitali, il preside. All’interno della scuola primaria c’e’ anche la scuola dell’infanzia, la visitiamo e notiamo gli arredi che sono stati offerti dalla nostra associazione. Nell’aula i piu’ piccoli stanno mangiando, ci guardano incuriositi, ci fanno un grosso sorriso e ci salutano con la manina, solo uno piange forte impaurito dallo zoom della macchina fotografica. Vediamo nella saletta dormitorio i lettini a cassettiera , molto originali.

Incontriamo i bimbi ospitati quest’anno , i maschietti sono vestiti a festa con la giacca e la camicia e consegniamo a loro i vari doni. Poi Vitali li rispedisce in classe a studiare, è un preside molto severo.

E’ mezzogiorno e ci aspetta l’ennesima tavolata imbandita di pietanze di ogni tipo che le mamme hanno preparato per noi.

Dopo pranzo alcuni di noi sono invitati a casa dei bambini, noi andiamo fare un giro per il villaggio.

Come gli altri sono deserti, possiamo camminare in mezzo alla strada senza pericolo, si vedono distese di campi coltivati, case di legno un po’ malconce ma ancora abitate e le case nuove, alcune in muratura, sempre molto colorate con piccoli giardini pieni di fiori, con i vasi appesi, con la piccola recinzione, e il tutto è molto ordinato composto e pulito. Ogni casetta ha una panchina al di fuori della recinzione.

E’ il villaggio delle cicogne, nei giardini ci sono decori che raffigurano le cicogne e vediamo un nido sopra un albero, strano perché questi uccelli nidificano dove non c’e’ inquinamento, probabilmente qui hanno dovuto adattarsi anche loro.

Vediamo il cimitero, in questi villaggi è collocato nel bosco, ci sono croci verdi e blu senza lapidi, ma con una piccola recinzione, ed ogni tanto qualche panchina con tavolino perché gli ortodossi usano pranzare al cimitero quando è l’anniversario della morte del caro defunto.

Rientriamo tutti a scuola, sono le 17,00, la tavola è ancora imbandita, ma ci limitiamo a bere del the e del succo di mele o mirtilli caldo preparato da loro.

Salutiamo tutti di nuovo con qualche lacrima agli occhi. Alcuni bambini che non conosciamo stanno giocando nel parchetto della scuola e corrono a salutarci, tre bambine ci prendono  per mano e ci chiedono di fare delle foto con loro , chissà forse qualcuna verrà in Italia l’anno prossimo.

Partiamo per la capitale Minsk, la strada è molto lunga e come al solito diritta, vediamo qualche piccolo villaggio ed abbiamo anche la fortuna di scorgere due arcobaleni e di assistere ad un fantastico tramonto sull’immensa pianura bielorussa. Questi spettacoli della natura ci fanno credere che ci sia ancora speranza per questi piccoli villaggi abbandonati a se stessi, ci fanno pensare che dopo la pioggia ci puo’ essere anche l’arcobaleno.

 

Percorriamo chilometri e chilometri di buio totale, poi incominciamo ad intravedere le luci della città e quando giungiamo al centro, restiamo frastornati dal traffico, dal frastuono ed abbagliati dalle luci notturne, dalle insegne luminose. Sembra di essere stati catapultati in un altro pianeta e ci chiediamo se nei villaggi che abbiamo visitato ci siano i lampioni sulle strade per illuminare la notte, ma non ci ricordiamo di averli visti.

E pensiamo a quello che possono provare i bambini che non hanno mai visto una città, quando vengono da noi e trovano tutto questo caos.

E’ notte, ripensiamo a questi ultimi tre giorni, che hanno suscitato in noi forti emozioni, ripensiamo ai bimbi ai quali abbiamo voluto molto bene, alla loro difficile storia, al loro futuro. Ripensiamo a Cernobyl che brutalmente gli ha cambiato la vita e che ancora la cambia, alla loro povertà, ai loro villaggi vuoti, ai loro lunghi inverni bui chiusi nelle case, ai loro genitori non sempre presenti, alla loro difficoltà di vivere.

Abbiamo toccato con mano la loro vita e questo, penso ci aiuterà ad amarli ancora di più quando arriveranno da noi alla prossima ospitalità, ci aiuterà a comprendere ancora di più i loro silenzi , i loro musi lunghi, i loro NO, i loro pianti e magari anche qualche comportamento ostile verso di noi.

Non pretendiamo di insegnare loro ad essere migliori, anche noi siamo molto imperfetti, gli diamo solo un po’ di luce in più che li potrà aiutare ad illuminare il cammino che stanno percorrendo nel loro paese. Loro in cambio ci aiutano a ritrovare nel profondo di noi stessi quei sentimenti soffocati dal nostro vivere frenetico, sempre di corsa soffocati dal nostro consumismo e materialismo.

 

 

 

30 SETTEMBRE2015

 

Oggi ritorniamo ad essere turisti, visitiamo la capitale. Sembra Milano con i suoi palazzi immensi ed il suo traffico. Renato e’ una guida meravigliosa, conosce Minsk come le sue tasche, facciamo vari chilometri a piedi ed in metrò e lui fa di tutto per non farci perdere neanche un angolo  della città. La sera andiamo a teatro , al “Bolscioi” ad assistere ad un balletto sulla creazione del mondo ed il cammino dell’umanita’ , qualcuno del gruppo si addormenta. Gustiamo l’ultima cena bielorussa con tutto il gruppo, chiediamo anche un aperitivo (dopo tre giorni di ricerca) nel menu’ c’e’, ma sono finiti gli ingredienti, eccetto la vodka , allora  brindiamo con questa e Samuela ci fa partecipi delle sue “perle di saggezza” che Valentina prontamente annota su una agenda che e’ stata riempita in questi tre giorni con varie citazioni dei partecipanti al viaggio.

…  Ma abbiamo un patto da rispettare “certe frasi o parole o fatti successi al nostro affiatato gruppo devono restare in Bielorussia” quindi qui in Italia faremo a meno delle perle di Samuela e di altri partecipanti del gruppo.

Finiamo con una passeggiata notturna per le vie illuminate  di Minsk.

Il viaggio e’finito, e’ ora di preparare le valigie, ci mettiamo i nostri ricordi , i sorrisi dei bimbi, i loro abbracci , i loro pianti, i loro sguardi, forse non riusciamo a farci stare tutto, ma alla fine  si chiudono .

 

 

 1 OTTOBRE 2015

 

Prendiamo l’aereo che ci riporterà in Italia, con le valigie pesanti  e con il nostro cuore più

leggero perché una piccola parte è rimasta là con i “nostri” bambini.

Non è facile spiegare a parole ciò che si prova in un viaggio del genere, se non ci vai, non puoi capire fino in fondo le sensazioni che si sprigionano in te. Mi sembrano adatte le parole di una canzone di Battisti “Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi EMOZIONI……”.